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CENNI STORICI
di Domenico Antonio Puglielli

 

Cenni Storici
Date da ricordare
Monumenti
Personaggi

 

 

Pratola Peligna, con una popolazione attuale di oltre 8.000 abitanti, si trova al centro della Valle Peligna, su una amena collina. È bagnata dai fiumi Sagittario, Rio e Vella; dista 60 Km. da L’Aquila e 60 Km. da Pescara.
È facilmente raggiungibile sia in automobile (mediante l’autostrada A25, la S.S. 17 e la S.S. 5 dir.), sia in treno (grazie alle due stazioni ferroviarie poste una sulla linea Pescara-Roma e l’altra sulla linea Sulmona-l’Aquila).
Pratola Peligna confina a Nord con i comuni di Raiano e Corfinio, ad Est con il comune di Roccacasale, a Sud con quello di Sulmona, ad Ovest con quello di Prezza. Il clima di Pratola Peligna è uno dei più caldi della provincia perchè, pur essendo la vallata ricca di acque, essa è chiusa dai monti. L’estate è molto calda ed umida, l’inverno freddo.
La storia di Pratola, che aggiunse il termine “Peligna” nel 1863, è identificabile con quella della zona Peligna dove, dai tempi antichi, erano stanziate popolazioni di grande civiltà. Le prime notizie su Pratola appaiono su atti redatti nel 998 d.C. (Libellim di Valva in loco Pratulae) in cui si parla di: “Alberto di Transarico di Valva che riceve da Giovanni, Abate di S. Vincenzo al Volturno durante 29 anni, per 300 soldi, una terra in Pratola”.
La storia del nostro Paese è legata indissolubilmente a quella dei Celestini, ai quali fu donato il 20 settembre del 1924 da Varlo II D’Angio’ all’indomani della incoronazione pontificale di fra Pietro da Morrone, che prese il nome di Celestino V.
Questa donazione fu confermata dai successori di Carlo II D’Angio’ e il “servaggio” di Pratola, sotto la Badia Morronese, durò fino al 13 Febbraio 1807, data della soppressione dei Celestini di S. Spirito del Morrone per decreto di Napoleone I.

Molte sono le date da ricordare in questi lunghi anni:

1348 – scoppia una tremenda peste;
1349 – un violento terremoto distrugge in parte Pratola;
1363 – ancora la peste segna lutti e distruzione;
1400 – nella seconda metà del secolo Pratola si configura come Università;
1462 – nella guerra tra Angioini e Aragonesi Pratola viene assediata dal Duca Giovanni D’Angiò;
1479 – una violenta peste semina dolori nella Valle Peligna;
1630 – 1717 – processo intentato dai pratolani contro il Monastero, il quale pretendeva che: “morendo qualcuno di essi senza figli maschi, i fondi del defunto si devolvessero alla Badia che ne dava nuova investitura al congiunto più prossimo di grado”;
1799 – i pratolani si oppongono all’invasione francese;
1817 – Pratola fu soggetta ad una epidemia di febbre biliosa e petecchiale.

Il ripristino del governo Borbonico, avvenuto con la Restaurazione, deluse ben presto le speranze iniziali. Il malcontento dei liberali e la miseria delle plebi portavano perciò ad agitazioni seguite sempre da repressioni disumane. Neanche la concessione della Costituzione, da parte di Francesco II, il 29 gennaio 1848, riuscì a placare il malcontento che regnava ancora, specie tra i contadini che reclamavano una legge agraria in loro favore.
A Pratola tale malcontento sfociò in una violenta rivolta, con morti e feriti, che si protrasse per due giorni (7 e 8 maggio): “Con furia la popolazione si riversò nel corpo di guardia per impossessarsi delle armi, prima che queste fossero impugnate dalla Guardia Nazionale, che già si stava radunando. Archibugi, zappe, pale, vanghe, pietre furono le armi dei contendenti che combatterono con rabbia e furore. I contadini ebbero la meglio, s’impossessarono delle armi e lacerarono la Bandiera al grido di “Viva il Re, abbasso la Costituzione”. In quei giorni, i contadini di Pratola, non riconobbero altro governo, altri magistrati giudiziari e comunali, se non quelli che si erano eletti loro”.
Ma ormai, le idee nazionalistiche andavano sempre più affermandosi, e anche da Pratola molti accorsero al richiamo di Garibaldi. Guidati dal Capitano Onia Ortensi una trentina di volontari, accorsi anche da paesi vicini, parteciparono alla presa di Monterotondo e Mentana.
Nell’aprile del 1873 il Vescovo Tobia Patroni trasferì, con suo decreto, la Parrocchia dalla chiesa di S. Pietro Celestino al Santuario della Madonna della Libera. Questo trasferimento fu avversato con veemenza dalla Confraternita laica del SS. Sacramento. Perdurando questi contrasti tra laici e autorità ecclesiastiche, il 22 luglio del 1921, fu emesso un decreto di interdizione del Santuario e di scioglimento della Confraternita.
Solo nel 1923, fatto atto di sottomissione da parte dei componenti della Confraternita del SS.
Sacramento, il Santuario fu riaperto al culto e il 14 agosto 1924 consegnato ai PP. Maristi.
Intanto in tutta l’Italia era dilagato e consolidato il regime fascista. Le spedizioni punitive si susseguivano a ritmo incalzante. Gli oppositori del regime pagavano la loro intransigenza con l’esilio, le persecuzioni, la vita stessa.
Un valido contributo a Piero Gobetti, nell’organizzare gruppi fascisti nel Mezzogiorno, fu dato dal pratolano avv. Rocco Santacroce, unico abruzzese firmatario del “Appello ai Meridionali”, pubblicato nel n. 45 del 2 dicembre 1924 di Rivoluzione Liberale, e perseguitato dai fascisti per questa sua attività.
Questo periodo è segnato da una cruenta rivolta. Protagonisti ancora una volta, il 17 aprile 1934 i contadini, esasperati da tante avversità (una terribile malattia, la fillossera, li aveva costretti a recidere, fin nelle radici, vigneti ed altre colture) e stanchi di pagare nuove tasse. Quattro furono le persone rimaste uccise, molti feriti, moltissimi gli arrestati e condannati a pene varie.
Pratola Peligna è sede di uno dei più accreditati convegni annuali sull’Emigrazione (agosto-settembre). Altre manifestazioni annuali sono la Fiera dell’Agricoltura e dell’Artigianato (durante i primi giorni del mese di maggio), e la festa della Madonna della Libera, la prima domenica di maggio. Quest’ultima richiama folle da tutta la regione. Ogni venerdì vi si tiene poi il caratteristico mercato settimanale.
           
A Pratola vi sono importanti monumenti:

  • SANTUARIO della MADONNA DELLA LIBERA: che per la sua storia e l’importanza religiosa, ha interesse interregionale. Sorto nel 1500 per riconoscenza del popolo pratolano verso la Madonna che li aveva liberati dalla peste, è stato successivamente migliorato ed ampliato fino a raggiungere la maestosità attuale. Il Santuario contiene il quadro miracoloso della Vergine, di pregevole fattura, e diverse opere di Patini e del pratolano Amedeo Tedeschi.

  • CAPPELLA DELLE SETTE MARIE e DELLA PIETÀ: queste Cappelle datate 1540 sono Monumento Nazionale. In esse troviamo un complesso scultoreo in terracotta di stile spagnolesco e degli affreschi, di notevole valore, di scuola umbra.

  • CHIESA DI S. PIETRO CELESTINO: la più vecchia di Pratola, Chiesa Madre sino al 1873, sicuramente esistente dal XV sec.

  • Sono inoltre da segnalare i Palazzi: De Petris, Vecchio Municipio e Colella; le fontane ottocentesche di P.zza Garibaldi e Madonna della Libera; e il Vecchio Mulino dei Celestini.


Famosa per i suoi vini, esportati in ogni parte del mondo, Pratola Peligna è conosciuta anche per aver partecipato, e vinto, al Primo Campionato Abruzzese di Seconda Divisione (1926) con i mitici “nero-stellati” del dott. Ezio Ricci; e per essere stata sede di uno dei più celebri ed acclamati complessi bandistici abruzzesi che diede concerti, diretto dal Maestro Lorenzo Pupillo, nelle maggiori città italiane, europee e delle Americhe.
Accanto all’agricoltura, che è stata per anni la principale fonte di reddito della popolazione locale, a Pratola si sono sviluppati un fiorente artigianato e, in tempi più recenti, una buona attività industriale.
L’artigianato pratolano (che conta oltre 300 piccole aziende), spazia in diversi campi: dalla lavorazione del legno a quella del ferro; dall’edilizia alla lavorazione della carta e derivati; dalla sartoria alla maglieria; dalla lavorazione dei metalli preziosi alla lavorazione di uva e vini; con risultati molto apprezzati per la bontà dei prodotti.
La vocazione industriale pratolana, ha origini recenti anche se, in un passato poco lontano, alcune industrie hanno operato sul nostro territorio. Basta ricordare, infatti, il complesso industriale della dinamite Nobel (1941), gestito dalla Montecatini, dove si preparavano le polveri speciali per bombe che portò, per un breve periodo di tempo, un benessere affatto indifferente nel nostro paese, e creò sul posto una manodopera specializzata; e la Distilleria Belsito (1938), che in breve fece fortuna e dette lavoro a diversi operai della zona.
In un periodo più recente (anni ‘60), abbiamo avuto l’installazione di una industria per la lavorazione di materiale plastico (I.M.B.A.) e una industria per la lavorazione della ghisa (Fonderie Centro-Sud)  tuttora operante con il nome di  FO.CE.IT.
Sempre sul territorio di Pratola troviamo la P.C.M. (PELIGNA COSTRUZIONI MECCANICHE): per la produzione e la vendita di macchine industriali; la VINICOLA PELIGNA (Bagnaturo di Pratola Peligna): che opera per la valorizzazione delle produzioni viticole, attraverso la lavorazione e trasformazione di uve e mosti e la produzione e commercializzazione di vini e degli altri prodotti affini; ed inoltre la miriade di piccole industrie: officine meccaniche, frantoi, pastifici, mulini, tipografie, fabbriche di acque gassose ecc., che, comunque, garantiscono un buon reddito agli addetti.

A Pratola hanno visto la luce insigni rappresentanti della cultura abruzzese e italiana quali:

  • ANTONIO DE NINO – nato a Pratola Peligna il 15 giugno 1833 e morto a Sulmona il 1° marzo 1907, dedicò tutta la sua vita a ricercare i tesori archeologici del nostro Abruzzo, a rivelarne l’antichissima storia, a far conoscere profondamente l’animo del nostro popolo. La sua fama non rimase circoscritta nei confini d’Italia.
  • ULISSE ORTENSI – nato a Pratola Peligna il 1° settembre 1863 e morto a Sulmona il 12 settembre 1935, fu bibliotecario presso le più prestigiose biblioteche italiane (la Vittorio Emanuele di Roma, la Nazionale di Cremona, la Marciana di Venezia e l’Estense di Modena), e direttore della biblioteca universitaria di Pisa dal 1921 fino alla morte. Poeta gentile e malinconico, le sue poesie raccolte in quattro volumi furono pubblicate anche nella rivista di Chicago The International Magazine. Contribuì a far conoscere al pubblico italiano autori stranieri quali Allan Poe, Roberto Burns ed il Tennyson;
  • AMEDEO TEDESCHI – nato a Pratola Peligna il 20 Luglio 1874, morì a Sulmona il 15 dicembre 1924. Allievo prediletto di Teofilo Patini, con cui collaborò nell’esecuzione di opere in diverse chiese, si trasferì a Venezia presso l’Accademia cui dette nuovo impulso. In questo periodo trascurò in parte il colore per dedicarsi all’”acquaforte”, campo in cui ottenne lusinghieri riconoscimenti.
  • ONIA ORTENSI – nato a Pratola Peligna, il 13 dicembre 1833 e morto a Sulmona l’11 febbraio 1921, fu tra i primi ad accorrere nei ranghi della Guardia Civica (di cui in seguito divenne il Comandante) per la tutela dell’ordine pubblico e per la lotta contro il brigantaggio che, purtroppo, dava molto da fare nei dintorni. Prese parte alla lotta per l’unità d’Italia quale Comandante dei garibaldini abruzzesi.
  • GABRIELE TEDESCHI – nato a Pratola Peligna il 2 dicembre 1802 e morto a Sulmona il 7 luglio 1851, fu tra i primi ed accaniti fautori dell’indipendenza d’Italia, della liberazione dai Borboni e dell’affermazione delle libertà Costituzionali. Egli per il trionfo di sì alti ideali subì ad opera della Polizia borbonica, persecuzioni e violenze continue, fino ad essere arrestato e rinchiuso nelle carceri dove morì.
  • EZIO RICCI – nato a Pratola Peligna il 26 giugno 1898 e morto a Sulmona il 26 ottobre 1972, fu il “PRESIDENTE” mecenate, colui che finanziava l’attività della società sportiva con i proventi della sua professione. Per la competenza e il suo impegno, occupò un posto di primo piano nel mondo del calcio abruzzese e nazionale. È stato membro del Comitato Regionale Marco-Abruzzese della F.I.S.A.; Presidente del Comitato Regionale della F.I.S.A.; Commissario Straordinario per l’Abruzzo nell’ambito della F.I.S.A.; Presidente della sotto commissione sportiva per gli Abruzzi nell’ambito della F-I-G.C.-Lega Sud; Arbitro Regionale; Consigliere dell’Unione Meridionale Arbitri; Corrispondente della gazzetta dello Sport.
  • LORENZO PUPILLO – nato a Pratola Peligna il 22 dicembre 1854 morì a Philadelphia il 19 Febbraio 1923. Fu nominato Maestro di musica e direttore di banda dal Preside del Conservatorio di S. Cecilia il 7 marzo 1876. Maestro di Cappella e Organista presso la Cattedrale di Viterbo, si trasferì successivamente presso S. Vittoria in Materano (Marche) dove fondò la prima banda comunale di quella provincia. Tornato a Pratola già famoso direttore, gli fu affidata la banda che, dopo un serio riordinamento cominciò ad ottenere successi prestigiosi in Italia e all’estero, tanto che il “Berlin” del 7 luglio 1895 ebbe a scrivere: “Delle brave bande italiane di Milano, Roma, Pratola, uditein Berlino, non sappiamo dare il nostro giudizio quale sia la migliore”.
  • ARNALDO LUCCI – nato a Sulmona il 16 settembre 1871 e morto a Napoli il 13 novembre 1945, discende da una famiglia di artigiani pratolani. Esercitò la professione di avvocato a Napoli, meritandosi la stima e l’ammirazione dei suoi colleghi. Nelle Liste del PSI fu eletto Deputato per tre legislature, dal 1913 al 1926. Fu Vice Presidente della Costituente. Il 3 dicembre 1915 pronunciò alla Camera un discorso breve, coraggioso, perentorio, per giustificare il suo voto contrario al Governo, che accusava di non aver garantito all’Italia la valutazione che avrebbe meritato nella Triplice Alleanza, sciogliendo un inno al popolo in armi. Tra i più solerti nell’impegno per la ricostituzione del partito nel 1943, fu collaboratore di vari giornali tra cui “La Propaganda” di Napoli e l’”Avanti” di Roma.
  • PANFILO TEDESCHI – nato a Pratola Peligna il 27 dicembre 1841 è morto all’Aquila il 4 gennaio 1915. Studiò Giurisprudenza all’Università di Napoli, ove si laureò brillantemente. Esercitò la professione ad Aquila, affermandosi nel campo del diritto civile, in cui divenne riconosciuto maestro. Lo studio che tenne in Aquila, fu fonte inesauribile di dottrina e di scienza giuridica da cui attinsero luce e sapienza un numeroso stuolo di discepoli e collaboratori. Fu consigliere, assessore e Sindaco di l’Aquila, e si fece apprezzare per la sua competenza nel campo amministrativo. Quale consigliere provinciale lasciò orme indelebili nel campo scolastico e assistenziale e provvide spesso, a sue spese, a pagare le rette per i ricoverati. Ha lasciato comparse conclusionali che fanno tuttora testo nelle controversie giuridiche civili.
  • FLORIDEO RAINALDI – nato a Pratola Peligna il 12 agosto 1901 e morto a Roma il 15 luglio 1977, fu clarinettista di valore internazionale. Trasferitosi a Venezia a soli dodici anni, fece parte della banda municipale di quella città, e già al debutto destò meraviglia per l’agilità e la delicatezza della voce che sapeva far emettere dal difficile strumento. Fu clarinetto solista nelle migliori bande di Puglia (Mandria – Squinzano – Gioia del Colle – Taranto – Conversano ecc.) e d’Abruzzo (Pratola – Penne – Chieti – Pescara ecc.). Suonò nel gran Concerto Musicale di Rimini e nell’orchestra Sinfonica del Casinò di San Remo, nella banda presidiaria di Roma, diretta dal famoso maestro Giovanni Orsomando, nella banda di Brescia e in quella di Milano. Insegnò musica presso il Liceo Musicale di Rovigo. Nel 1957 fu chiamato presso l’Orchestra di Stato di Santodomingo da dove rientrò, dopo lungo tempo, a causa delle sue precarie condizioni di salute.
  • GIUSEPPE DI LORETO – nato a Pratola Peligna il 24 marzo 1920 è stato dichiarato disperso in guerra. È Medaglia d’Argento al valor militare con la seguente motivazione: “Porta munizioni di fucile mitragliatore, sostituiva il tiratore rimasto ferito e per meglio assolvere il suo compito, si portava in posizione scoperta e sottoposta al tiro efficace delle armi automatiche nemiche. Assalito da un forte nucleo avversario si difendeva strenuamente a bombe a mano e, esaurite anche queste, si lanciava con la baionetta in pugno riuscendo a disimpegnarsi ed a raggiungere i propri compagni”. Ivanowka-Seleni-Jar (Russia), 22 dicembre 1942.

 

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